Elena dell'Agnese
Turismo, territorio, sviluppo (locale)
Da qualche anno, la letteratura sul turismo sembra essere segnata da una nuova parola d'ordine. Passati gli anni della grande scommessa sul turismo come 'passaporto per lo sviluppo' (De Kadt, 1979), ovvero come panacea per le regioni depresse e gli angoli morti del pianeta, passati quelli in cui lo stesso turismo, un po' turistofobicamente, veniva al contrario ad essere interpretato come uno dei grandi peccati compiuti dall'Occidente nei confronti delle pleasure peripheries del mondo (Turner e Ash, 1975), esaurito, o almeno in fase di esaurimento, anche l'innamoramento nei confronti del cosiddetto 'turismo sostenibile', oggi il discorso sul turismo sembra non poter fare a meno dell'aggettivo 'locale'.
Oltre che nel gran parlare espresso intorno ai 'sistemi turistici locali' (o STL, come talora vengono indicati per brevità), il termine si accompagna in genere a quello, altrettanto abusato, di 'sviluppo', formando con esso una catch phrase (turismo e sviluppo locale) potente come effetto almeno quanto quella in voga sino a pochi anni fa (turismo sostenibile).
In una nuova e fortunata combinazione di slogan, invece che di sviluppo e di turismo sostenibile, oggi si parla infatti di sviluppo locale e di turismo.








