
La globalizzazione secondo Giulio Tremonti: paure e speranze per il turismo italiano
di Nicolò Costa
1.- La vittoria elettorale del centro-destra alle elezioni politiche, secondo l’editoriale di Paolo Mieli comparso sul ‘Corriere della Sera’ del 20 aprile 2008 , è strettamente collegata al libro di Giulio Tremonti “La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla”, un saggio assai dibattuto che ha scalato le classifiche editoriali e che ha dato grande lustro all’impresa. In parallelo, secondo Mieli, uno dei limiti della coalizione di Veltroni è stato quello di “non avere una solida base culturale di riferimento (alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quello che si dibatte nel resto del pianeta)” .
Ci chiediamo allora se la filosofia politica di Tremonti può favorire un nuovo approccio allo sviluppo turistico nazionale, inserita all’interno di una regolazione pubblica che prescinda dai soliti schematismi tra destra liberista e sinistra statalista. Leggiamo allora i passi del libro di Tremonti dedicati al turismo per prevedere quale potrà essere la strategia del governo Berlusconi e per fornire un contributo di idee basato su un approccio collaborativo volto a ridurre le ‘paure’ e ad accrescere le ‘speranze’ per un nuovo Rinascimento turistico nazionale.
2.- Tremonti mette al centro del dibattito il tema della globalizzazione, soprattutto le sue conseguenze negative, ‘il lato oscuro’, per cui parla di ‘crisi globale’ da fronteggiare nei prossimi anni.
Dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, si sono messe le basi politiche per celebrare il mito del mercatismo, la visione degenerata del liberismo. La ‘folle’ accelerazione degli scambi internazionali indotta nel 1994 a Marrakech, in Marocco, dall’accordo WTO (World Trade Organization) sul libero commercio mondiale ha applicato l’ideologia mercatista facendo cadere anche il ‘muro di Pechino’ perché la Cina è diventata membro del WTO l’11 dicembre 2001, pochi mesi dopo l’attacco fondamentalista all’Occidente con la distruzione delle Torri Gemelle a New York.
Secondo Tremonti, il mercatismo è la sintesi di liberismo e di comunismo “perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale”: le vite delle persone devono essere ricondotte esclusivamente alle logiche del mercato. Da questa sintesi nascono i ‘rischi fatali’ e le ‘paure’ per una ‘crisi globale’. Occorre allora riparare i guasti, gli shock economici, sociali, alimentari, energetici, ecologici degli ultimi anni. L’Europa rischia di essere isolata in un mondo senza regole, in cui si affermano le potenze emergenti (Cina, India) e quelle che detengono le più importanti risorse energetiche (Russia e mondo arabo-musulmano).
Tremonti non si colloca nel solco del protezionismo statalista, in cui si confondono le vecchie ricette della destra nazionalista e della sinistra anti-capitalista, il vento neocon e l’ira no global. Cerca di re-inventare una rotta sicura per lo sviluppo del capitalismo nella navigazione tra gli iceberg del Titanic globale. Cerca di delineare un modo nuovo per essere liberali.
3.- Stranamente, Tremonti non affronta le crescenti ‘mobilità umane’ (dai flussi turistici internazionali all’emigrazione clandestina) come le facce della globalizzazione. Considera le ‘popolazioni in movimento’ in quanto conseguenze di processi più ampi, di cambiamenti strutturali più profondi.
Il turismo appare la metafora della ‘folle’ accelerazione indotta dalla ‘crisi globale’ e non un ambito prioritario su cui intervenire per un governo più ‘razionale’ dei flussi. Scrive Tremonti che “low cost” può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni. Un viaggio a Londra può ancora costare meno di 20 euro, ma una spesa media al supermercato può costare ben più di 40 euro. Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario” . Laddove, l’ ’ancora’ indica che anche i viaggi a basso costo potrebbero finire.
La constatazione istituisce un parallelo tra la liberalizzazione del trasporto aereo, iniziato negli Usa con la presidenza di Ronald Reagan, e i suoi effetti ‘perversi’sull’economia. E ciò dimostra quanto sia spiazzante la tesi di Tremonti.
Le conseguenze riguardano anche gli aspetti culturali della vita sociale. Aggiunge Tremonti: “perché stiamo perdendo il nostro tessuto connettivo? perché ci sono più turisti fuori che fedeli dentro le nostre cattedrali, lo splendore pietrificato della nostra storia?”. Perciò, per Tremonti, i turisti diventano il simbolo dello sradicamento delle identità territoriali. E si trova in compagnia di analisti come Bauman e Ritzer, che da anni denunciano la globalizzazione indotta dal turismo come esempio di un capitalismo planetario ‘liquido’, e dei seguaci dello slow food che puntano, in modo ‘alternativo’, sulla valorizzazione delle diversità territoriali, a cominciare dal cibo.
Per Tremonti, la legge del mercatismo dogmatico ha nella Cina il suo leader mondiale e nell’uomo post-moderno la sua icona, un uomo ‘a taglia unica’. Già in un precedente libro, intitolato Rischi fatali, Tremonti aveva scritto che “i jeans e le scarpe sono una divisa, un sostenuto dell’anima, per cui il turismo sublima l’avventura umana” .
4.- Tremonti analizza il turismo dal lato del consumo, ma è ben consapevole che esso è un fattore produttivo di primaria importanza per lo sviluppo delle economie locali. Con il suo libro ha realizzato una sintesi culturale in cui accoglie le critiche al vecchio turismo di massa della società dei consumi. Ne vede le distorsioni consumistiche, mercatistiche, mentre ne conserva gli aspetti più positivi, connessi soprattutto all’identità delle comunità locali. Infatti, in qualità di presidente dell’Aspen Italia, ha organizzato tre anni fa un convegno rigorosamente bypartisan in cui lanciava l’idea-guida di integrare cultura e turismo, affidando agli operatori il duplice compito di operatori economici e di ‘intellettuali’ impegnati nel ri-territorializzare l’economia turistica. Una tematica strategica da riprendere. Finalmente, sul piano politico, può essere avviata una strategia che ha come obiettivo di praticare valori neo-comunitari evitando di considerare lo scambio turistico soltanto un fenomeno collegato alla evasione, allo svago, al divertimento senza contenuti. Il nuovo approccio è definito dalla letteratura sociologica come serious tourism e Tremonti è in sintonia con la domanda di viaggi guidata dai ‘valori’.
Nella seconda parte del volume, Tremonti definisce la riscoperta del valori, in particolare delle radici cristiane, come un imperativo categorico, che dovrebbe orientare l’economia e, quindi, anche il turismo. In tale contesto, le partnership collaborative su scala locale tra gli operatori delle pastorali del turismo, le associazioni culturali del non profit e gli imprenditori (albergatori, tour operator ecc.) potrebbero delineare una nuova ‘speranza’, la possibilità di far crescere contemporaneamente il pil turistico e la consapevolezza riflessiva sulle nostre radici. Su questo tema, abbiamo avviato – come gruppo che gravita intorno al nostro portale - un dibattito già a partire degli anni Novanta: fino ad oggi, è mancata una cabina di regia che, con decisione, avesse come obiettivo laico il turismo religioso-culturale con l’invenzione di prodotti da veicolare nei mercati internazionali come unicità italiana declinata a livello locale.
In parallelo, Tremonti evidenzia l’importanza del federalismo come “via per rendere protagonisti i territori”. Di conseguenza, in attesa che si configuri il federalismo fiscale, gli assessorati regionali e comunali sono chiamati a sviluppare progetti che mobilitino le risorse economiche e culturali locali, un nuovo made in Italy del turismo. Lo strumento operativo è il marketing territoriale, l’adozione di piani di sviluppo e di comunicazione che siano finalizzati, contemporaneamente, alla ri-scoperta delle tradizioni e alla loro re-invenzione dotandole di un particolare appeal per i visitors che si vogliono attrarre in modo consapevole e selettivo. Su questo tema, mi permetto di rinviare al mio libro La città ospitale, in fase di pubblicazione per la Bruno Mondadori.
Tremonti aggiunge la proposta di attrarre capitali stranieri e lancia l’idea di un euro bond per finanziare la realizzazione di attività produttive e di infrastrutture che potrebbero accrescere la competitività dei territori. E ciò avrebbe sicuramente effetti positivi per l’incoming. Su scala urbana, gli amministratori dovrebbero elaborare un piano strategico della città ospitale – ospitale con i residenti e i visitors - per realizzare interventi utili, anche se indirettamente, anche al turismo. E’ possibile, infatti, integrare nei servizi turistici sia i lavori professionali svolti dagli emigrati sia le nuove professionalità (esperti in e-commerce turistico, organizzatori di eventi culturali, organizzatori di pacchetti turistici dell’incoming ecc. ) delineate dai corsi di laurea in turismo.L’emigrante e il turista non sono due figure contrapposte se si assume la prospettiva dello sviluppo locale, centrata sulla capacità di generare iniziative innovative che valorizzino le tradizioni e le specificità delle culture sedimentate nel territorio.
Poiché la promozione turistica all’estero non può essere realizzata dagli attori locali per le limitate risorse finanziarie e per evitare la frammentazione delle linee d’azione, l’Enit dovrebbe agire veramente da ‘regista’ e, a livello ministeriale, si dovrebbe costituire un dipartimento del turismo culturale che faciliti gli attori locali e i privati nell’ideare e nel realizzare almeno 100 progetti strategici che rilancino l’intercomunalità, le reti territoriali e comunicative, premiando le partnership collaborative fondate sui ‘valori’ ( la riscoperta delle radici) e sugli ‘interessi’ (sviluppo del pil locale).
Accetterà Tremonti di circondarsi di collaboratori che valorizzino con provvedimenti strategici e concrete iniziative amministrative gli aspetti positivi del turismo e sappiano regolare, controllare, disciplinare quelli negativi? Più in generale, il governo Berlusconi saprà articolare con coerenza e sistematicità la proposta di guidare il turismo attraverso i valori?
Noi siamo convinti, e da anni, che il turismo può contribuire a rendere più sicure e accoglienti le nostre città , può contribuire a sconfiggere le ‘paure’. Una città è veramente ospitale se soddisfa sia i residenti che i visitors, per cui anche il turismo, internazionale e locale, è chiamato a sconfiggere i ‘rischi fatali’ della globalizzazione. Si tratta di dare un cuore antico ad una memoria dei territori rivolta al futuro.
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