Anna Pasqualini
Antichità classica e turismo culturale
In un punto della sua stupenda 'Città di Dio' (VI, 2) Sant'Agostino riporta una citazione di Cicerone a proposito di Varrone. La frase suona così: « ... eravamo pellegrini smarriti, quasi degli stranieri, nella nostra città. I tuoi libri ci hanno ricondotto a casa affinché potessimo in ogni momento capire chi fossimo e dove fossimo. Tu ci hai fatto comprendere l'antichità della patria, le stagioni della storia, il diritto sacro e le funzioni sacerdotali, le regole pubbliche e private del vivere civile, le peculiarità delle comunità locali ... ».
Cicerone concepisce questo elogio del più grande erudito dell'età classica in un momento di profonda crisi politica e culturale, quando, con il declino della repubblica, i vecchi valori sono spazzati via dalla tempesta delle guerre civili. Sant'Agostino riprende la frase ciceroniana in un altro momento di crisi, quando Roma ha subito il sacco di Alarico e sembra che tutto stia per crollare sotto la spinta della furia devastatrice dei barbari.
In questi scenari così tragici due uomini di cultura, a distanza di quasi cinque secoli, individuano nella figura di Varrone e nel suo studio sistematico dell'antichità un simbolo di riscatto. Anche oggi quel simbolo ha la sua valenza vivificatrice, poiché è diffusa la sensazione di aver smarrito la consapevolezza delle nostre radici.
Anche in un campo come quello a cui è dedicata questa rivista, e cioè il turismo, in particolare quello culturale, la voce di Varrone e quella di coloro che per tanti secoli l'hanno raccolta e trasmessa, possono costituire una linfa vitale. La conoscenza delle strutture e dei meccanismi delle civiltà trascorse consente la fruizione consapevole e partecipata dei beni culturali che costituiscono l'attrattiva peculiare del nostro 'Bel Paese'. Nessun turista avvertito può varcare la soglia del Colosseo, uno dei monumenti più visitati al mondo, e rimanere sordo alle voci che vi si levano: il rombo cupo e cadenzato degli applausi, il rauco rantolo delle belve, le urla dei gladiatori e lo strepito delle armi, eppure ciò accade nella grande maggioranza dei casi, e a volte l'unico ricordo che il turista si porta a casa è la foto con un improbabile centurione a pagamento.
Un'altra meta turistica tra le più gettonate al mondo è Pompei. Ora, una città antica, pur molto conservata rispetto ad altre per le circostanze note a tutti, rimane irrimediabilmente distante se il visitatore non ha una certa familiarità con la vita concreta di una comunità cittadina del I secolo d.C. Facciamo un esempio: come comprendere la funzione di quelle scritte in rosso pompeiano, che, ahimé, vanno scolorandosi sulle mura delle case, se non si è consapevoli che la città campana costituisce l'unico esempio dell'antichità, di un aspetto sociale attualissimo cioè quello della propaganda politica a sostegno di candidati più o meno meritevoli.








